IMBARAZZANTE A ROMA: ACQUAZZONE, NESSUNO SISTEMA I CAMPI, 4 SQUADRE TORNANO A CASA

Sabato scorso al Centro Sportivo Giulio Onesti di Roma (Acquacetosa) era in programma la Final Four di Coppa Italia Serie C. Doveva. Secondo la CAA2016 di categoria la coppa doveva essere assegnata con formula final four e su campo neutro che a rigor di logica dovrebbe essere per quanto possibile equidistante. A contendersi il trofeo Arezzo, Unione Picena, Saronno e Sala Baganza le quali vengono raggiunte dal comunicato della COG del 06/07/2016 circa la sede di svolgimento: campo di Rimini? Campo di Castenaso? Campo di Bologna? Campo di Sesto Fiorentino? No, Roma: 215 km per Arezzo, 255 km per Unione Picena, 470 km per Sala Baganza e 600 km per Saronno. Il giorno seguente, rispondiamo alla Fibs chiedendo quanto meno lumi circa questa decisione, mettendo sotto gli occhi di tutti le problematiche di viaggio, problematiche di calendario (praticamente nessuna pausa tra la seconda semifinale e finale), le distanze e soprattutto proponendo alternative concrete LEGGI LA EMAIL. In ultimo, ma col senno di poi non meno importante, il quesito: e se piove? Pochi minuti dopo arrivano via email le perplessità del Saronno (i più scomodi), Arezzo mai pervenuto e Unione Picena la quale tramite il Presidente il giorno 11 luglio invitava tutti a “polemizzare di meno e accettiamo anche a malincuore quanto deciso dalla nostra Federazione perché polemizzare e rimettere sistematicamente sempre tutto in discussione non riconoscendo  l’autorità e il ruolo istituzionale della stessa non fa sicuramente bene al nostro movimento e da un’immagine e una sensazione di  approssimativismo e dilettantismo che é alquanto desolante e sconsolante, immagine che oggi il nostro movimento non ha proprio bisogno“.

Opinioni dei Club a parte, la Federazione ci risponde gentilmente il giorno 8 luglio con email a firma di Fabio Ferrini il quale ci comunica in soldoni che il CONI ha caldamente invitato la Fibs a giocare il maggior numero di fasi finali all’Acquacetosa per ammortizzare/giustificare i soldi spesi nella riqualifica e restauro dell’impianto (ma non ci vengono date informazioni sul “e se piove?”) col vantaggio per le squadre di non sobbarcarsi di costi gestione campo e di pagare solo le tasse gara. Morale della favola, tutti muti e andiamo a Roma.

Il giorno 1 Settembre la Federazione ci comunica via email che il Commissario di Campo per la Final Four sarà Francesco Neto: siamo felici di avere un rappresentate della Federazione sul campo.

img_6348Chiuso il preambolo, veniamo a sabato. La squadra arriva a CPO Sergio Onesti in bus e scatta il primo problema in accettazione: voi non eravate previsti, non entrate col bus ed il bus non può stare qui fuori. Spieghiamo chi siamo e cosa facciamo ma nulla: ci adattiamo alle direttive del CONI e mandiamo il bus a… fare un giro in cerca di posteggio. Alle 13.00 è regolarmente iniziata la prima semifinale tra Arezzo e Unione Picena ed alle 15.00 arriva un forte temporale che dura 30/40 minuti. Partita interrotta durante la parte alta del sesto inning con Arezzo in vantaggio 5-4 (5-2 a fine quinto). Qui inizia il caos perchè nessuno sa e fa nulla. Non arriva nessuno che copra i campi (due teli verranno poi trovati per caso e messi dagli stessi presenti), nessuno che sappia cosa fare. Piove. La partita è omologata? Gli arbitri rimandano la decisione alle 18.00 ma intanto scoppia il delirio: il Commissario di Campo non sa dare risposte cosi inizia il tam tam di telefonate con Fabio Ferrini che non si trova a Roma e come può una persona che non è sul posto gestire la situazione? Sono circa le 15.40 e smette di piovere. Intanto arbitri e commissario ci esortano ad andare in segreteria del Coni per chiedere dei custodi, risposta MA-GNI-FI-CA: “gli addetti ai campi al sabato staccano alle ore 11.00“.

Sangue al cervello ma nel mentre un dubbio arriva: e chi avrebbe sistemato e segnato i campi tra semifinale 1, semifinale 2 e finale???

Comunichiamo tutto questo alla Fibs, che lo sapeva già, stava provando a reperire gli addetti ma… voi andreste a lavorare fuori orario se non avete l’obbligo della reperibilità?

Intanto intorno al campo la tensione sale, gli animi si scaldano e nessuno sa cosa fare. Qualche giocatore trova mezzi di fortuna e prova a drenare l’acqua… ma con due bastoni si fa ben poco. Si gioca il giorno seguente? Si? No? Dove sta scritto? Le Società si devono accordare… se siete tutti d’accordo…: STIAMO SCHERZANDO? (nostra email del 7 Luglio: e se piove?). Nel mentre Ferrini, che avrà consumato 4/5 batterie del telefono, prosegue ad interfacciarsi telefonicamente con le 4 squadre ed il campo resta li zuppo di acqua. Il problema è che l’acqua non è solo in campo ma penetra anche nei tunnel degli spogliatoi, tunnel ricchi di cavi elettrici scoperti ben a mollo nell’acqua.

Ci dirigiamo verso le fatidiche ore 18.00, ma in campo nessuno fa nulla e l’acqua cala bene ma non scompare totalmente da sola. Arrivano le 18.00 tutti guardano il campo, guardano gli UdG: final fuor sospesa, tutti a casa. Si recupererà quando, come, dove e perché lo scopriremo solo vivendo perché intanto c’è da capire se il primo match è valido, poi Saronno ora ha i playoff e senza nulla togliere al romanticismo di giocare tutti insieme appassionatamente a rotta di collo, forse di Final Four meglio non farne più fino a che non si stila un regolamento.

Morale: perché giocare su di un campo non gestito? Perché chi doveva gestire e dare risposte sul campo non aveva uno straccio di regolamento alla mano? Fosse piovuto tutto il giorno, mano sul cuore (e comunque una sul portafoglio per il bus) nulla si poteva fare, ma qui 4 squadre sono state letteralmente abbandonate a se stesse su di un campo CONI che se curato poteva essere recuperato giocando in ritardo ma giocando, all’interno del prestigioso Centro di Preparazione Olimpica. Altro che calma olimpica…